Morte di Fakir, verifica del Viminale sull’organizzazione del presidio convocato dal sindaco Lepore
Primi cittadini da tutta Italia firmano un appello a sostegno del sindaco di Bologna dopo le polemiche sulla manifestazione per Abderrahim Fakir. Tra i firmatari anche il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad
Trentacinque sindaci italiani, tutti eletti con il sostegno di coalizioni di centrosinistra, tra cui Jamil Sadegholvaad per Rimini, scendono in campo a sostegno del sindaco di Bologna Matteo Lepore, finito al centro delle polemiche dopo la manifestazione organizzata in piazza Nettuno in seguito alla morte di Abderrahim Fakir e ai violenti scontri che ne sono seguiti. In un appello congiunto, i primi cittadini chiedono al governo e al centrodestra di fermare quelli che definiscono "attacchi istituzionali" e invitano a lasciare che siano la magistratura e le indagini a fare piena luce su quanto accaduto.
“Lepore ha svolto il suo ruolo istituzionale”
Nel documento, i sindaci difendono l'operato del primo cittadino bolognese, sostenendo che abbia agito nel pieno delle sue responsabilità istituzionali. "Lepore si è assunto la responsabilità istituzionale di stare accanto alla famiglia di Abderrahim Fakir, di dare voce alla richiesta di verità e di contribuire a ricondurre il dolore e la tensione della comunità entro un percorso democratico e rispettoso dello Stato di diritto", si legge nell'appello. I firmatari distinguono nettamente il presidio pacifico organizzato in piazza Nettuno dalle violenze scoppiate successivamente, condannando "con la più ferma e netta condanna" gli episodi di guerriglia urbana, i danneggiamenti e le aggressioni alle forze dell'ordine.
Solidarietà agli agenti feriti
Nello stesso documento viene espressa solidarietà ai poliziotti rimasti feriti durante gli scontri e riconoscenza alle forze dell'ordine "per il servizio che svolgono ogni giorno a tutela delle nostre comunità". Secondo i sindaci, attribuire a Lepore la responsabilità politica delle violenze "oltre a essere sbagliato, significa alimentare una contrapposizione istituzionale". Per questo rivolgono un appello al governo, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai partiti del centrodestra affinché rinuncino agli "attacchi istituzionali" in una vicenda che richiede invece "coesione tra le istituzioni" e "piena fiducia nel lavoro della magistratura". Il documento si conclude ribadendo la necessità di accertare rigorosamente i fatti, condannare ogni forma di violenza ed evitare generalizzazioni nei confronti delle forze dell'ordine.
Sala: “Gli incidenti sono arrivati dopo”
Tra i firmatari dell'appello figura anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che in serata è tornato sull'argomento. "I tempi sono difficili e oggi le piazze sono molto calde, ma non mi sento certamente di dare la colpa a Lepore", ha dichiarato. Secondo Sala, il sindaco di Bologna aveva convocato "un momento di incontro e di vicinanza ai familiari della vittima durante il quale non ci sono stati incidenti". "Gli incidenti ci sono stati dopo, senz'altro, ma da qui ad attribuirne la responsabilità al sindaco Lepore mi sembra sbagliato", ha aggiunto.
Chi ha firmato l'appello
Tra i 35 primi cittadini che hanno sottoscritto l'appello anche i sindaci di Roma, Roberto Gualtieri (Roma), di Napoli Gaetano Manfredi (Napoli), di Torino Stefano Lo Russo, di Firenze Sara Funaro, di Genova Silvia Salis, oltre ai sindaci emiliano-romagnoli Massimo Mezzetti di Modena, Marco Massari di Reggio Emilia, Michele Guerra di Parma, Enzo Lattuca di Cesena, Jamil Sadegholvaad di Rimini e Katia Tarasconi di Piacenza, insieme ad altri primi cittadini di città capoluogo e comuni italiani. L'iniziativa arriva mentre continua il duro confronto politico sulla gestione della manifestazione convocata da Lepore dopo la morte di Fakir. Il centrodestra continua a chiedere le dimissioni del sindaco, mentre il Viminale ha avviato una verifica sull'organizzazione del presidio.
Trentacinque sindaci italiani, tutti eletti con il sostegno di coalizioni di centrosinistra, tra cui Jamil Sadegholvaad per Rimini, scendono in campo a sostegno del sindaco di Bologna Matteo Lepore, finito al centro delle polemiche dopo la manifestazione organizzata in piazza Nettuno in seguito alla morte di Abderrahim Fakir e ai violenti scontri che ne sono seguiti. In un appello congiunto, i primi cittadini chiedono al governo e al centrodestra di fermare quelli che definiscono "attacchi istituzionali" e invitano a lasciare che siano la magistratura e le indagini a fare piena luce su quanto accaduto.
“Lepore ha svolto il suo ruolo istituzionale”
Nel documento, i sindaci difendono l'operato del primo cittadino bolognese, sostenendo che abbia agito nel pieno delle sue responsabilità istituzionali. "Lepore si è assunto la responsabilità istituzionale di stare accanto alla famiglia di Abderrahim Fakir, di dare voce alla richiesta di verità e di contribuire a ricondurre il dolore e la tensione della comunità entro un percorso democratico e rispettoso dello Stato di diritto", si legge nell'appello. I firmatari distinguono nettamente il presidio pacifico organizzato in piazza Nettuno dalle violenze scoppiate successivamente, condannando "con la più ferma e netta condanna" gli episodi di guerriglia urbana, i danneggiamenti e le aggressioni alle forze dell'ordine.
Solidarietà agli agenti feriti
Nello stesso documento viene espressa solidarietà ai poliziotti rimasti feriti durante gli scontri e riconoscenza alle forze dell'ordine "per il servizio che svolgono ogni giorno a tutela delle nostre comunità". Secondo i sindaci, attribuire a Lepore la responsabilità politica delle violenze "oltre a essere sbagliato, significa alimentare una contrapposizione istituzionale". Per questo rivolgono un appello al governo, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai partiti del centrodestra affinché rinuncino agli "attacchi istituzionali" in una vicenda che richiede invece "coesione tra le istituzioni" e "piena fiducia nel lavoro della magistratura". Il documento si conclude ribadendo la necessità di accertare rigorosamente i fatti, condannare ogni forma di violenza ed evitare generalizzazioni nei confronti delle forze dell'ordine.
Sala: “Gli incidenti sono arrivati dopo”
Tra i firmatari dell'appello figura anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che in serata è tornato sull'argomento. "I tempi sono difficili e oggi le piazze sono molto calde, ma non mi sento certamente di dare la colpa a Lepore", ha dichiarato. Secondo Sala, il sindaco di Bologna aveva convocato "un momento di incontro e di vicinanza ai familiari della vittima durante il quale non ci sono stati incidenti". "Gli incidenti ci sono stati dopo, senz'altro, ma da qui ad attribuirne la responsabilità al sindaco Lepore mi sembra sbagliato", ha aggiunto.
Chi ha firmato l'appello
Tra i 35 primi cittadini che hanno sottoscritto l'appello anche i sindaci di Roma, Roberto Gualtieri (Roma), di Napoli Gaetano Manfredi (Napoli), di Torino Stefano Lo Russo, di Firenze Sara Funaro, di Genova Silvia Salis, oltre ai sindaci emiliano-romagnoli Massimo Mezzetti di Modena, Marco Massari di Reggio Emilia, Michele Guerra di Parma, Enzo Lattuca di Cesena, Jamil Sadegholvaad di Rimini e Katia Tarasconi di Piacenza, insieme ad altri primi cittadini di città capoluogo e comuni italiani. L'iniziativa arriva mentre continua il duro confronto politico sulla gestione della manifestazione convocata da Lepore dopo la morte di Fakir. Il centrodestra continua a chiedere le dimissioni del sindaco, mentre il Viminale ha avviato una verifica sull'organizzazione del presidio.













