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Morte di Fakir, verifica del Viminale sull’organizzazione del presidio convocato dal sindaco Lepore

10:09


 

Morte di Fakir, verifica del Viminale sull’organizzazione del presidio convocato dal sindaco Lepore


Primi cittadini da tutta Italia firmano un appello a sostegno del sindaco di Bologna dopo le polemiche sulla manifestazione per Abderrahim Fakir. Tra i firmatari anche il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad

Trentacinque sindaci italiani, tutti eletti con il sostegno di coalizioni di centrosinistra, tra cui Jamil Sadegholvaad per Rimini, scendono in campo a sostegno del sindaco di Bologna Matteo Lepore, finito al centro delle polemiche dopo la manifestazione organizzata in piazza Nettuno in seguito alla morte di Abderrahim Fakir e ai violenti scontri che ne sono seguiti. In un appello congiunto, i primi cittadini chiedono al governo e al centrodestra di fermare quelli che definiscono "attacchi istituzionali" e invitano a lasciare che siano la magistratura e le indagini a fare piena luce su quanto accaduto.

“Lepore ha svolto il suo ruolo istituzionale”

Nel documento, i sindaci difendono l'operato del primo cittadino bolognese, sostenendo che abbia agito nel pieno delle sue responsabilità istituzionali. "Lepore si è assunto la responsabilità istituzionale di stare accanto alla famiglia di Abderrahim Fakir, di dare voce alla richiesta di verità e di contribuire a ricondurre il dolore e la tensione della comunità entro un percorso democratico e rispettoso dello Stato di diritto", si legge nell'appello. I firmatari distinguono nettamente il presidio pacifico organizzato in piazza Nettuno dalle violenze scoppiate successivamente, condannando "con la più ferma e netta condanna" gli episodi di guerriglia urbana, i danneggiamenti e le aggressioni alle forze dell'ordine.

Solidarietà agli agenti feriti

Nello stesso documento viene espressa solidarietà ai poliziotti rimasti feriti durante gli scontri e riconoscenza alle forze dell'ordine "per il servizio che svolgono ogni giorno a tutela delle nostre comunità". Secondo i sindaci, attribuire a Lepore la responsabilità politica delle violenze "oltre a essere sbagliato, significa alimentare una contrapposizione istituzionale". Per questo rivolgono un appello al governo, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai partiti del centrodestra affinché rinuncino agli "attacchi istituzionali" in una vicenda che richiede invece "coesione tra le istituzioni" e "piena fiducia nel lavoro della magistratura". Il documento si conclude ribadendo la necessità di accertare rigorosamente i fatti, condannare ogni forma di violenza ed evitare generalizzazioni nei confronti delle forze dell'ordine.

Sala: “Gli incidenti sono arrivati dopo”

Tra i firmatari dell'appello figura anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che in serata è tornato sull'argomento. "I tempi sono difficili e oggi le piazze sono molto calde, ma non mi sento certamente di dare la colpa a Lepore", ha dichiarato. Secondo Sala, il sindaco di Bologna aveva convocato "un momento di incontro e di vicinanza ai familiari della vittima durante il quale non ci sono stati incidenti". "Gli incidenti ci sono stati dopo, senz'altro, ma da qui ad attribuirne la responsabilità al sindaco Lepore mi sembra sbagliato", ha aggiunto.

Chi ha firmato l'appello

Tra i 35 primi cittadini che hanno sottoscritto l'appello anche i sindaci di Roma, Roberto Gualtieri (Roma), di Napoli Gaetano Manfredi (Napoli), di Torino Stefano Lo Russo, di Firenze Sara Funaro, di Genova Silvia Salis, oltre ai sindaci emiliano-romagnoli Massimo Mezzetti di Modena, Marco Massari di Reggio Emilia, Michele Guerra di Parma, Enzo Lattuca di Cesena, Jamil Sadegholvaad di Rimini e Katia Tarasconi di Piacenza, insieme ad altri primi cittadini di città capoluogo e comuni italiani. L'iniziativa arriva mentre continua il duro confronto politico sulla gestione della manifestazione convocata da Lepore dopo la morte di Fakir. Il centrodestra continua a chiedere le dimissioni del sindaco, mentre il Viminale ha avviato una verifica sull'organizzazione del presidio.

Il progetto di A2A ed Equinix potrà alimentare oltre 21.000 abitazioni con energia termica recuperata

10:05

 



Renato Mazzoncini: A2A e Equinix, il calore dei data center diventa energia per la città di Milano

Sotto la guida di Renato Mazzoncini, A2A ha concretizzato attivamente il proprio impegno nell’economia circolare con il nuovo accordo siglato con Equinix, Inc., azienda internazionale nel settore delle infrastrutture digitali. Al centro del progetto vi è la valorizzazione e il recupero del calore generato dai data center dell’area milanese, recuperandolo e immettendolo nella rete di teleriscaldamento della città. L’operazione rappresenta una leva per il processo di decarbonizzazione di Milano e per incrementare il valore degli hub digitali. “I data center — ha evidenziato Renato Mazzoncinirappresentano infrastrutture strategiche per la competitività del sistema Paese e per sostenere la trasformazione digitale dell’economia. La loro crescita richiede modelli capaci di coniugare innovazione tecnologica, efficienza energetica e sostenibilità ambientale”.

Renato Mazzoncini: il recupero del calore dei data center di Equinix potrà alimentare oltre 21.000 abitazioni

“La collaborazione con Equinix si inserisce pienamente nella nostra strategia di sviluppo di un ecosistema integrato in cui energia, infrastrutture e innovazione operano in modo sinergico”, ha sottolineato Renato Mazzoncini. L’accordo infatti prevede il recupero dell’energia termica prodotta dai server alloggiati nel campus Equinix di Settimo Milanese, in provincia di Milano, trasferendo il calore ad un nuovo Energy Center che verrà realizzato da A2A, nelle vicinanze del sito. “Intendiamo dare il nostro contributo ad una filiera strategica per l’Italia — ha aggiunto Renato Mazzoncinigenerando al contempo valore economico, ambientale e sociale per i territori”. Il progetto prevede di recuperare circa 225 GWh/anno di energia termica, capaci di soddisfare il fabbisogno di riscaldamento di più di 21.000 abitazioni e di ridurre le emissioni di oltre 345.000 tonnellate di CO2 (l’equivalente della capacità di assorbimento di circa 220.000 alberi).

“Il Killer delle Cinquanta Lire”: intervista a Fulvio e Chiara sul loro romanzo più dark e maturo

09:29

"Il Killer delle Cinquanta Lire": intervista a Fulvio e Chiara sul loro romanzo più dark e maturo

Fulvio Di Chiara, alias Chiara Nervo e Fulvio Tango, ci con il romanzo Il Killer delle Cinquanta Lire, dai tratti decisamente più dark. La coppia di giallisti torna a farci divertire e a rimanere col fiato sospeso dopo la pubblicazione della trilogia: La forma del delitto (2023), I diavoli di San Lorenzo (2024) e Sceneggiatura per un delitto (2024)

Fulvio, Chiara, con il nuovo romanzo avete dato un'impronta più dark al vostro stile. Che cosa vi ha spinto a fare questa scelta?
F: Già durante la stesura del nostro ultimo romanzo, Sceneggiatura per un delitto, dall’atmosfera decisamente più scanzonata, avevamo pensato che il nostro prossimo lavoro sarebbe stato sempre un giallo, ma diverso. Appunto con atmosfere e personaggi più dark come dici tu o, per usare un’espressione che oggi va di moda, più noir.
Personalmente non ho sentito la necessità di cambiare genere per una sfida o per dimostrare qualcosa. Per un lettore compulsivo come me, scrivere è un po’ un restituire qualcosa; qualcosa di quello che altri scrittori mi hanno donato attraverso le loro opere. Possiamo dire che sentivo la necessità di “restituire” un romanzo di questo tipo.
Tutto è iniziato quasi come un esperimento, poi ci abbiamo preso gusto. Però, per quanto riguarda il risultato, ci rimettiamo all’insindacabile giudizio dei lettori.
C: Allora dico ai lettori: siate clementi. Anzi, no: spietati, ma giusti. Come diceva Fulvio, volevamo provare a esplorare un mondo diverso, a lasciare il tono scanzonato della commedia, con i suoi personaggi stralunati, per immergerci in un’atmosfera più cupa, più concreta o realistica se vuoi, ma senza mai abbandonare una certa ironia. Se volessimo fare un paragone con la grafica, i precedenti lavori erano albi a colori (ok, Fulvio mi sta dicendo che "albo" è una parola desueta, ma a me piace e la uso lo stesso!), invece Il killer delle cinquanta lire potrebbe essere una graphic novel in bianco e nero.
Anche nei vostri precedenti romanzi gli omicidi erano, in taluni casi, molto efferati, ma qui si sfiora quasi l'horror. A quali film o serie televisive vi siete ispirati per la stesura?
F: Le fonti di ispirazione sono tante. Chi scrive, spesso, non fa altro che riproporre elementi che qualcun altro ha portato in scena, ricombinandosi però in modo nuovo e originale. In particolare, per quanto mi riguarda, l’ispirazione principale mi viene dalle opere di Stephen King, specialmente le più recenti in cui si è cimentato nel giallo che sconfinisce nel sovrannaturale.
C: È vero, lo scrittore riorganizza immagini, idee, frasi e pensieri che in qualche momento si sono depositati nella sua mente. Sicuramente nel romanzo sono confluite suggestioni che arrivano da tante parti e non saprei identificarle tutte. Ma per provare a rispondere ti direi che c’è un po’ di Fruttero & Lucentini, forse un po’ di Hitchcock — per cui ho una vera passione — e sicuramente un po’ di Dario Argento, che a sua volta deve molto al regista inglese.
La colonna sonora che avete consumato durante la fase di scrittura?
F: Spesso mentre scrivo ascolto musica, e ascolto un po’ di tutto. Per farti alcuni nomi: De André, Branduardi, Johnny Cash, Bruce Springsteen. È vero, tutti autori che non ci sono più o che ormai sono piuttosto attempati, ma non dimentichiamo che Il killer delle cinquanta lire è ambientato negli anni '80, quando questi signori erano vivi ed erano nel fiore degli anni!
C: Invece io, quando scrivo, non ascolto nulla; o meglio, non sento nulla. Sì, perché proprio non presto attenzione ai suoni che mi circondano, invece sento i suoni della scena che sto scrivendo. Figurati che un mattino, dopo quasi tre ore di incessante e fastidioso bip bip, mi sono accorta che quel suono proveniva dalla cucina: la caffettiera elettrica stava agonizzando. Poteva mandare in corto circuito l’impianto elettrico, ma io scrivevo, scrivevo… Per la cronaca: gran capitolo, caffettiera morta.
Quando l'avete riletto, una volta stampato, che cosa avete pensato?
F: Sinceramente ho pensato che tra tutti i romanzi che abbiamo scritto fosse il migliore. Penso che sia piaciuto anche a Chiara (ma non rispondo per lei, adesso ci dirà), tanto che stiamo già scrivendo la seconda avventura del cupo e taciturno investigatore Borgo.
C: Sì, credo che sia un’opera più matura rispetto ai precedenti. Come dice sempre Fulvio, noi scrittori siamo anche i nostri primi lettori. Lavorando in due è anche più facile passare da un ruolo all’altro, però credo che a un certo punto della stesura bisogni dimenticarsi di aver scritto e guardare all’opera da lettore. E devo dire che, da lettrice, ero invogliata a continuare la storia, anche se sapevo già come andava a finire. Insomma, smemorata sì, ma non così tanto!
A proposito, come vi siete suddivisi il lavoro durante la stesura dell'opera?
F: In realtà, la suddivisione del lavoro non è decisa una volta per tutte sin dall’inizio. Pensa che all’inizio non era sicuro neanche chi fosse l’assassino... Quando il lavoro procede bene, sono i personaggi che prendono il sopravvento e sembra quasi che agiscano autonomamente, facendo procedere la storia da sola. A quel punto sono loro che chiamano Chiara o me per la stesura del prossimo capitolo.
Comunque, in generale seguiamo questo metodo: uno fa la stesura di un capitolo e l’altro riguarda, aggiusta, migliora. 
Adesso ci chiederai se litighiamo? Mai sulla trama o su chi deve scrivere un capitolo; diciamo che, soprattutto all’inizio, a volte discutiamo sul carattere dei personaggi. Chiara magari ritiene che il signor X, in quella determinata situazione, reagirebbe in quella maniera, io invece non sono d’accordo. Poi, una volta che i personaggi si delineano, sono loro che decidono se una cosa la farebbero o no e, a quel punto, chiunque di noi scriva non fa altro che accogliere le direttive dei nostri dispotici protagonisti.
C: Sottoscrivo. Ha spiegato bene Fulvio il meccanismo per cui i personaggi a un certo punto prendono vita. C’è un momento in cui tutti dicono la loro, cosa vogliono fare o non fare. Una gran confusione. Poi, alcuni prendono in simpatia Fulvio, altri me, e si raccontano meglio: chi sono, il loro passato, le loro aspirazioni. E noi poveri scrittori dobbiamo cercare di farli coesistere nello stesso mondo.
L'editing a questo giro è stato appassionante o disperatissimo?
F: L’editing, proprio per il fatto di lavorare in due, è sempre piuttosto appassionante. È proprio questo il vantaggio di lavorare a quattro mani, perché sai che quello che scrivi sarà revisionato da un’altra persona che conosce la storia, l’ambiente, i personaggi e potrà, meglio di chiunque altro, segnalarti eventuali errori o criticità.
Poi, naturalmente, ci serviamo sempre di una persona esterna che edita i nostri lavori una volta che abbiamo rivisto tutto. Proprio in questa fase abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone brillanti e competenti che ci hanno dato consigli e suggerimenti per migliorare i nostri lavori.
C: Vero, un editing esterno è fondamentale. Abbiamo avuto suggerimenti brillanti che hanno permesso di arrivare a una stesura sicuramente migliore. Comunque, forse per il fatto che siamo in due, l’editing è proprio la parte divertente! Rileggendoci ad alta voce capita che ci facciamo delle grasse risate, soprattutto ai danni dei personaggi che tanto ci hanno tiranneggiato prima! 

Luxury Frames: al via le riprese del docufilm tra i segreti del cinema nella cornice del Marateale

15:38

 

"Luxury Frames": al via le riprese del docufilm tra i segreti del cinema nella cornice del Marateale. 

MARATEA – Prendono il via tra gli scenari mozzafiato della Basilicata le riprese di “Luxury Frames”, il nuovo docufilm che promette di svelare il volto inedito della settima arte. Ideato e scritto da Monica Bartolucci, che firma la regia insieme a Ciro Tomaiuoli, il progetto è prodotto da Imagine The Stars Srl e Settembre Produzioni Srl.
A fare da sfondo a questa nuova avventura cinematografica saranno l’esclusività dell’Hotel Santavenere e il Grand Hotel Pianeta Maratea, location d'eccezione nel cuore del Marateale – Premio Internazionale Basilicata. Il docufilm non si limiterà a mostrare il fascino delle luci della ribalta, ma accompagnerà il pubblico in un viaggio esclusivo dietro le quinte dei grandi festival, raccontando il lavoro, le emozioni e l'autenticità di chi il cinema lo costruisce ogni giorno.
Il cast tecnico vede la direzione della fotografia di Federico Prosperi, il montaggio di Davide Tipaldi e i costumi curati dalla stylist Beatrice Leotta. Ad inaugurare la serie di interviste che comporranno l'opera saranno tre ospiti di assoluto rilievo: il Dr. Ahmed Al-Othman, figura chiave per le relazioni internazionali dell'Oman Film Society; l'attrice Rossella Ambrosini, pronta a ripercorrere il suo percorso artistico; e il regista Toni D'Angelo, talento affermato e figlio d'arte del grande Nino D'Angelo. Questi primi incontri aprono la strada a un progetto che, strada facendo, svelerà molti altri nomi di spicco del panorama culturale italiano e internazionale.


Triennale di Milano una prima retrospettiva dedicata a Francesco Clemente: Un Artista che con la sua Pittura racconta l'animo umano

11:32

 



Triennale di Milano una prima retrospettiva dedicata a Francesco Clemente: Un Artista che con la sua Pittura racconta l'animo umano.

La Triennale di Milano ospita, fino al 6 settembre 2026, una vasta retrospettiva su Francesco Clemente intitolata 'Francesco Clemente: In Between', curata da Francesca Pietropaolo e Robert Storr in collaborazione con la Vito Schnabel Gallery. L'esposizione presenta oltre 70 opere che ripercorrono la carriera dell'artista dagli anni Settanta a oggi, evidenziando la sua capacità di fondere culture, simbologie orientali e occidentali, e spiritualità nel contesto della "transavanguardia", come analizzato criticamente anche nel saggio di Giovanni Cardone.

Napoli una mostra dedicata a Maria Lai Figura chiave dell'arte italiana del Secondo Novecento

11:24

 


A Napoli una mostra dedicata a Maria Lai Figura chiave dell'arte italiana del Secondo Novecento

Il Museo Madre di Napoli ospita fino al 21 settembre la mostra “Maria Lai. Essere è tessere”, curata da Mónica Amor e Carlos Basualdo in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai. La rassegna, supportata dalla ricerca di Giulia Brandinelli, ripercorre oltre sessant’anni di carriera dell’artista sarda (1919-2013). Il percorso espositivo, strutturato in ordine cronologico e tematico, evidenzia la continua sperimentazione dell’autrice con assemblage, tessuti, cuciture, collage e oralità. L’opera di Lai viene così inserita nel dibattito del dopoguerra su astrazione, femminismo e crisi dell’oggetto artistico.
Maria Lai nacque a Ulassai, un piccolo borgo dell’Ogliastra, regione della Sardegna definita dalla nipote Maria Sofia Pisu come “un’isola nell’isola”. La conformazione aspra del territorio, dominato dall’imponente monte Tisiddu, influenzò profondamente la sua poetica, trasformando la terra natia in una presenza viva e talvolta conflittuale. Questo legame si manifestò chiaramente nel 1981 con la celebre operazione di arte ambientale “Legarsi alla montagna”, che coinvolse l'intera popolazione locale e consacrò l’artista a livello internazionale. Nel 2006, la stessa Ulassai ha visto nascere il museo Stazione dell’arte grazie a una cospicua donazione di sue opere.
Le discrete condizioni economiche della famiglia, legate alla professione del padre (unico veterinario della zona), permisero a Lai di studiare fuori dall'isola. Nonostante i dubbi sulle reali prospettive di una carriera artistica, i familiari sostennero sempre il suo percorso formativo. Durante l'adolescenza a Cagliari fu fondamentale l'incontro con lo scrittore e insegnante Salvatore Cambosu, che la avvicinò alla poesia, mentre il pittore futurista Gerardo Dottori le impartì le prime lezioni di scultura.
Nel 1939 Lai si trasferì a Roma per frequentare il Liceo artistico di via Ripetta sotto la guida di Renato Marino Mazzacurati. A causa della guerra, nel 1942 si spostò a Verona e l'anno successivo si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Qui divenne allieva di Arturo Martini, figura cruciale che stava attraversando una profonda crisi creativa, culminata nel 1945 con la pubblicazione del testo teorico “La scultura lingua morta”. Martini esprimeva in quel periodo una forte insofferenza per la tridimensionalità, desiderando rifugiarsi nella pittura e ricercando una "forma universale" che imitasse i ritmi biologici della natura.
Lai assimilò profondamente la lezione del maestro, in particolare l'idea che l'artefice dovesse far respirare la materia "come pane che lievita". Dopo un rientro a Ulassai nel 1945, l'artista lasciò nuovamente la Sardegna a metà degli anni Cinquanta, scossa anche dall'assassinio del fratello Lorenzo in un agguato. Come ricordato in un dialogo del 1977 con Tonino Casula, Lai mantenne sempre un rapporto vitale e nutrizionale con le proprie radici, pur avvertendo la necessità di confrontarsi con altri contesti culturali. Gli studi critici, tra cui un saggio di Rita Ladogana sulle terrecotte realizzate tra il 1994 e il 1996, confermano come la riflessione sugli anni della formazione accademica e sulla scultura sia rimasta un filo conduttore sotterraneo per tutta la sua produzione matura.

Crimea infuocata: il cambio di strategia che sposta l'asse della guerra

11:20


 

LA CRIMEA SOTTO PRESSIONE

Nelle ultime settimane l’esercito ucraino ha concentrato le proprie azioni militari in Crimea. I ripetuti attacchi contro le infrastrutture militari e civili hanno aggravato la situazione al punto che le Autorità della penisola hanno dichiarato lo stato d’emergenza a tempo indeterminato. Soprattutto grazie all’impiego di droni, Kyiv sta colpendo infrastrutture energetiche, ponti, strade, aeroporti e navi russe stanziate nel Mar Nero, in quella che può essere considerata una vera e propria strategia d’assedio.

La Crimea si trova ora parzialmente isolata dalla Federazione Russa
e l’occupazione della regione sta diventando sempre più complessa per Mosca. Le Autorità locali hanno sospeso parte dei servizi ferroviari, imposto restrizioni alle attività turistiche e limitato la vendita di carburante. Sebastopoli, la città più grande della penisola, sta inoltre affrontando una serie di blackout, così come altre località della regione.

Il Mac Pro che non vedremo mai: i piani segreti (e cancellati) di Apple

11:14

 



Apple ha accantonato lo sviluppo di nuovi Mac Pro, inclusi modelli basati su chip Intel (J170) e M3 Ultra (J190), a causa degli elevati costi di produzione e della scarsa differenziazione rispetto al Mac Studio.


Secondo Mark Gurman, l'azienda ha cancellato anche i processori "Extreme" originariamente destinati alla workstation, concentrandosi ora sul Mac Studio con futuri chip M5 Ultra.


Apple aveva pensato a un futuro diverso per il Mac Pro. Prima di eliminarlo definitivamente dal catalogo, l’azienda aveva lavorato su almeno due nuove versioni, una delle quali ancora basata su processori Intel nonostante la transizione verso Apple Silicon fosse già iniziata. Secondo Mark Gurman di Bloomberg, il modello con nome in codice J170 avrebbe dovuto mantenere in vita la piattaforma Intel per alcuni utilizzi professionali specifici. Non è chiaro quali fossero, ma è plausibile che Apple volesse coprire quei settori ancora legati a software, schede e periferiche non compatibili con i suoi chip.


L’altro progetto, identificato come J190, prevedeva invece un Mac Pro con M3 Ultra. Il lancio era stato programmato insieme a quello del Mac Studio con lo stesso chip, all’inizio del 2025, ma non è mai arrivato sul mercato. Il Mac Pro è rimasto quindi fermo all’M2 Ultra del 2023, mentre il Mac Studio ha continuato a essere aggiornato. Anche il prezzo rendeva ormai difficile difenderne il posizionamento: costava circa il doppio, ma offriva prestazioni molto simili e margini di espansione ben inferiori rispetto ai vecchi modelli Intel.


Apple lo ha rimosso dal proprio sito a marzo, indirizzando di fatto gli utenti professionali verso il Mac Studio. All’inizio, però, l’azienda aveva previsto anche un chip più potente della serie Ultra. Gurman riferisce che erano stati sviluppati sia M2 Extreme sia M3 Extreme, con un numero di core CPU e GPU doppio rispetto alle rispettive versioni Ultra. Sarebbero stati processori adatti proprio al Mac Pro, ma Apple avrebbe deciso di cancellarli per i costi elevati e per una domanda ritenuta troppo bassa. Un chip di quelle dimensioni sarebbe stato difficile da sostenere economicamente su un prodotto destinato a volumi molto ridotti.


Senza un processore esclusivo, il Mac Pro era diventato sempre più difficile da distinguere dal Mac Studio. Il formato modulare restava, ma CPU e memoria non erano aggiornabili e buona parte del vantaggio delle generazioni precedenti era andata persa. Al momento non sarebbero previsti nuovi Mac Pro e Gurman ritiene improbabile un ritorno del modello, almeno nel prossimo futuro. Apple continuerà invece a puntare sul Mac Studio: una nuova generazione con chip M5 Ultra potrebbe arrivare già nel corso dell’autunno.


Fedez ricoverato all'Humanitas: come sta il rapper? Giulia Honegger sceglie il silenzio (come Chiara Ferragni)

11:43


 


Fedez ricoverato all'Humanitas: come sta il rapper? Giulia Honegger sceglie il silenzio (come Chiara Ferragni)


Fedez ricoverato: il trasferimento all'Humanitas e il silenzio social di Chiara Ferragni
La salute di Fedez torna a far preoccupare i fan e a riempire le pagine di cronaca. Tutto è iniziato improvvisamente nella notte tra il 19 e il 20 luglio, quando il rapper è stato trasportato d'urgenza al Fatebenefratelli di Milano. Il motivo del primo ricovero sarebbe legato a una vecchia ulcera gastrica tornata a dare problemi. La situazione ha subito un’evoluzione il giorno successivo, verso metà pomeriggio, con un trasferimento lampo e riservato.
Il cantante è stato infatti spostato all'Humanitas di Rozzano, una struttura che l'artista conosce bene per via di alcuni controlli effettuati nel 2024. Per evitare l'assalto dei fotografi e dei curiosi, l'ingresso in clinica è avvenuto senza passare dalla porta principale. Al momento non ci sono bollettini medici ufficiali sul suo stato di salute attuale. Le poche indiscrezioni trapelate parlano comunque di una situazione gestibile, sotto controllo e senza particolari allarmi.
A rendere l'intera vicenda sorprendente è il netto contrasto con i giorni immediatamente precedenti al malore. Sui suoi profili social, Fedez aveva mostrato immagini di assoluta serenità domestica e familiare. Negli scatti appariva felice accanto al piccolo Edoardo Lupo, il figlio appena nato, e alla compagna Giulia Honegger. Nulla lasciava presagire un crollo fisico così improvviso, che riaccende i riflettori su un percorso clinico purtroppo già lungo e complesso.
L'entourage più stretto del cantante ha scelto la linea del totale silenzio stampa e digitale. La stessa compagna Giulia Honegger ha preferito non esporsi in alcun modo per proteggere la privacy della famiglia. Questa decisione è vista dagli esperti di comunicazione come un tentativo strategico di spegnere i riflettori mediatici. Nel frattempo, a far discutere il web è anche l'inatteso comportamento social adottato dall'ex moglie del rapper.
Da quando è emersa la notizia del ricovero, Chiara Ferragni ha quasi azzerato la sua presenza online. Un fatto decisamente insolito per un’influencer abituata a documentare ogni istante della sua giornata. Il pubblico si divide sulle ragioni di questa assenza: molti la leggono come una forma di rispetto per l'ex marito. Altri, invece, alimentano voci di gossip su un presunto contatto telefonico di vicinanza avvenuto tra i due in ospedale.

Hailey Bieber fa scuola: il look estivo da copiare subito è mini e floreale

11:39

 



Hailey Bieber fa scuola: il look estivo da copiare subito è mini e floreale

Hailey Bieber anticipa i trend: il mini dress a fiori è il must-have dell'estate 2026
Basta uno scatto rubato all'uscita di una cena per capire quale direzione stia prendendo il guardaroba estivo delle fashion insider più seguite al mondo. Hailey Bieber − It girl per eccellenza e regina indiscussa dello street style globale − questa volta sceglie di stupire tutti. La modella e imprenditrice ha deciso di contaminare il suo iconico minimalismo contemporaneo con un tocco decisamente più romantico, zuccherino e rétro.
Il risultato è un look magnetico che gioca sapientemente sull'equilibrio delicato tra la tendenza del lingerie dressing e la massima semplicità strutturale. L'intera mise cattura l'attenzione senza mai risultare eccessiva, pesante o volgare, confermando la modella come bussola di stile per la stagione calda.
Il protagonista assoluto della mise notturna è un mini dress satinato nell'intensa sfumatura color borgogna, una nuance profonda e sofisticata. Il capo è impreziosito da una micro stampa floreale ton sur ton e da delicati inserti di pizzo scuro posizionati all around. Proprio questo dettaglio tecnico regala all'abito quel tocco nostalgico in perfetto stile anni Novanta che oggi fa davvero la differenza.
Per completare l'opera e spezzare la sensualità del vestito, Hailey ha optato per un paio di sandali infradito ultra flat. Questa calzatura minimal azzera la formalità dell'abito da sera, regalando un’aria rilassata, fresca e tipicamente estiva all'intero ensemble. Gli accessori scelti sono ridotti al minimo: una borsa a spalla essenziale e gioielli dorati sottili per illuminare il décolleté.
La scelta stilistica della Bieber lancia un messaggio chiaro al mercato della moda: l'estate 2026 abbandona gli eccessi fluo. La tendenza dominante premia la fluidità dei tessuti lucidi, l'eleganza delle sfumature vinaccia e la comodità democratica delle scarpe rasoterra. Questo outfit dimostra come l'estetica "cool girl" possa evolversi unendo il comfort quotidiano a dettagli luxury e accenti iper-femminili.
Le case di moda e i brand fast fashion stanno già cavalcando l'onda di questo avvistamento di stile. I motori di ricerca registrano un picco di click per le parole chiave legate ad abiti sottoveste corti. Il look è facilissimo da replicare e si adatta a diverse occasioni, dall'aperitivo in spiaggia alla cena formale in città.

Roma una retrospettiva dedicata a Robert Mapplethorpe uno dei Grandi Maestri della Fotografia del Novecento

11:29

 



Roma una retrospettiva dedicata a Robert Mapplethorpe uno dei Grandi Maestri della Fotografia del Novecento


Fino al 4 ottobre 2026, il Museo dell’Ara Pacis a Roma ospita "Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza", una retrospettiva curata da Denis Curti che esplora il concetto di perfezione formale attraverso oltre 200 fotografie.

La mostra, organizzata con la Robert Mapplethorpe Foundation, espone ritratti celebri, nudi, fiori e autoritratti, integrando il percorso con due sculture classiche dei Musei Capitolini. Come analizzato da Giovanni Cardone, l'esposizione evidenzia la ricerca della "quiddità" del soggetto e il rigore compositivo dell'artista, attivo dagli anni Settanta, nel suo uso dell'Hasselblad 500.

Museo dell’ Ara Pacis di Roma
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
dal 29 Maggio 2026 al 4 Ottobre 2026
dal Lunedì alla Domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30
Robert Mapplethorpe all'Ara Pacis | Foto: © Wps
Fonte : Ufficio stampa mostra Giulia Zanichelli

Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva a 14 anni

17:39

 


Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva a 14 anni

La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni di Grinzane Cavour (Cuneo) che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo. I giudici della prima sezione penale hanno respinto il ricorso della difesa, mettendo la parola fine a un caso giudiziario che ha profondamente diviso l'opinione pubblica italiana sul tema della legittima difesa. Poco dopo la firma dell'ordine di carcerazione, l'uomo si è costituito presso il carcere di Bollate.

La ricostruzione della vicenda
I fatti risalgono alla sera del 28 aprile 2021 presso la gioielleria Roggero, situata nella frazione Gallo di Grinzane Cavour. Tre malviventi – Giuseppe Mazzarino, Andrea Spinelli e Alessandro Modica – fecero irruzione nel negozio armati di coltello e di una pistola (rivelatasi poi finta), minacciando il commerciante, la moglie e la figlia per farsi consegnare i preziosi.
Le telecamere di sicurezza hanno documentato le fasi successive all'assalto:
  • I rapinatori avevano già guadagnato l'uscita e si stavano dirigendo verso la loro auto.
  • Mario Roggero li inseguì in strada armato della propria pistola.
  • Il gioielliere esplose diversi colpi contro i fuggitivi.
  • Mazzarino e Spinelli morirono sul colpo, mentre Modica rimase ferito.
Perché i giudici hanno escluso la legittima difesa
La tesi difensiva ha sempre fatto leva sulla reazione emotiva e sulla necessità di proteggere la famiglia, sostenendo lo stato di legittima difesa o l'eccesso colposo. Le sentenze dei tre gradi di giudizio hanno però ribaltato questa visione.
Nelle motivazioni della Corte d'Assise d'Appello di Torino – ora convalidate dalla Cassazione – viene evidenziato che gli spari sono avvenuti quando il pericolo non era più attuale. I rapinatori erano ormai all'esterno del locale e stavano scappando; per tale ragione l'azione del negoziante è stata qualificata giuridicamente come una condotta omicida e non di difesa. Dopo la condanna in primo grado a 17 anni, l'Appello aveva ridotto la pena a 14 anni e 9 mesi per il parziale risarcimento dei danni, misura ora diventata irrevocabile.
Le reazioni e il dibattito politico
La sentenza definitiva ha riacceso il forte dibattito politico tra chi invoca una totale impunità per chi reagisce ai furti e chi difende il principio di proporzionalità della legge. Subito dopo la diffusione del verdetto, il gioielliere ha pubblicato un video social in cui salutava i propri familiari prima dell'arresto. Sul fronte istituzionale, il caso è arrivato fino al Quirinale: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per un colloquio in cui è stato ribadito che la concessione della grazia resta una facoltà esclusiva del Capo dello Stato.
 
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