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“Il Killer delle Cinquanta Lire”: intervista a Fulvio e Chiara sul loro romanzo più dark e maturo

09:29

"Il Killer delle Cinquanta Lire": intervista a Fulvio e Chiara sul loro romanzo più dark e maturo

Fulvio Di Chiara, alias Chiara Nervo e Fulvio Tango, ci con il romanzo Il Killer delle Cinquanta Lire, dai tratti decisamente più dark. La coppia di giallisti torna a farci divertire e a rimanere col fiato sospeso dopo la pubblicazione della trilogia: La forma del delitto (2023), I diavoli di San Lorenzo (2024) e Sceneggiatura per un delitto (2024)

Fulvio, Chiara, con il nuovo romanzo avete dato un'impronta più dark al vostro stile. Che cosa vi ha spinto a fare questa scelta?
F: Già durante la stesura del nostro ultimo romanzo, Sceneggiatura per un delitto, dall’atmosfera decisamente più scanzonata, avevamo pensato che il nostro prossimo lavoro sarebbe stato sempre un giallo, ma diverso. Appunto con atmosfere e personaggi più dark come dici tu o, per usare un’espressione che oggi va di moda, più noir.
Personalmente non ho sentito la necessità di cambiare genere per una sfida o per dimostrare qualcosa. Per un lettore compulsivo come me, scrivere è un po’ un restituire qualcosa; qualcosa di quello che altri scrittori mi hanno donato attraverso le loro opere. Possiamo dire che sentivo la necessità di “restituire” un romanzo di questo tipo.
Tutto è iniziato quasi come un esperimento, poi ci abbiamo preso gusto. Però, per quanto riguarda il risultato, ci rimettiamo all’insindacabile giudizio dei lettori.
C: Allora dico ai lettori: siate clementi. Anzi, no: spietati, ma giusti. Come diceva Fulvio, volevamo provare a esplorare un mondo diverso, a lasciare il tono scanzonato della commedia, con i suoi personaggi stralunati, per immergerci in un’atmosfera più cupa, più concreta o realistica se vuoi, ma senza mai abbandonare una certa ironia. Se volessimo fare un paragone con la grafica, i precedenti lavori erano albi a colori (ok, Fulvio mi sta dicendo che "albo" è una parola desueta, ma a me piace e la uso lo stesso!), invece Il killer delle cinquanta lire potrebbe essere una graphic novel in bianco e nero.
Anche nei vostri precedenti romanzi gli omicidi erano, in taluni casi, molto efferati, ma qui si sfiora quasi l'horror. A quali film o serie televisive vi siete ispirati per la stesura?
F: Le fonti di ispirazione sono tante. Chi scrive, spesso, non fa altro che riproporre elementi che qualcun altro ha portato in scena, ricombinandosi però in modo nuovo e originale. In particolare, per quanto mi riguarda, l’ispirazione principale mi viene dalle opere di Stephen King, specialmente le più recenti in cui si è cimentato nel giallo che sconfinisce nel sovrannaturale.
C: È vero, lo scrittore riorganizza immagini, idee, frasi e pensieri che in qualche momento si sono depositati nella sua mente. Sicuramente nel romanzo sono confluite suggestioni che arrivano da tante parti e non saprei identificarle tutte. Ma per provare a rispondere ti direi che c’è un po’ di Fruttero & Lucentini, forse un po’ di Hitchcock — per cui ho una vera passione — e sicuramente un po’ di Dario Argento, che a sua volta deve molto al regista inglese.
La colonna sonora che avete consumato durante la fase di scrittura?
F: Spesso mentre scrivo ascolto musica, e ascolto un po’ di tutto. Per farti alcuni nomi: De André, Branduardi, Johnny Cash, Bruce Springsteen. È vero, tutti autori che non ci sono più o che ormai sono piuttosto attempati, ma non dimentichiamo che Il killer delle cinquanta lire è ambientato negli anni '80, quando questi signori erano vivi ed erano nel fiore degli anni!
C: Invece io, quando scrivo, non ascolto nulla; o meglio, non sento nulla. Sì, perché proprio non presto attenzione ai suoni che mi circondano, invece sento i suoni della scena che sto scrivendo. Figurati che un mattino, dopo quasi tre ore di incessante e fastidioso bip bip, mi sono accorta che quel suono proveniva dalla cucina: la caffettiera elettrica stava agonizzando. Poteva mandare in corto circuito l’impianto elettrico, ma io scrivevo, scrivevo… Per la cronaca: gran capitolo, caffettiera morta.
Quando l'avete riletto, una volta stampato, che cosa avete pensato?
F: Sinceramente ho pensato che tra tutti i romanzi che abbiamo scritto fosse il migliore. Penso che sia piaciuto anche a Chiara (ma non rispondo per lei, adesso ci dirà), tanto che stiamo già scrivendo la seconda avventura del cupo e taciturno investigatore Borgo.
C: Sì, credo che sia un’opera più matura rispetto ai precedenti. Come dice sempre Fulvio, noi scrittori siamo anche i nostri primi lettori. Lavorando in due è anche più facile passare da un ruolo all’altro, però credo che a un certo punto della stesura bisogni dimenticarsi di aver scritto e guardare all’opera da lettore. E devo dire che, da lettrice, ero invogliata a continuare la storia, anche se sapevo già come andava a finire. Insomma, smemorata sì, ma non così tanto!
A proposito, come vi siete suddivisi il lavoro durante la stesura dell'opera?
F: In realtà, la suddivisione del lavoro non è decisa una volta per tutte sin dall’inizio. Pensa che all’inizio non era sicuro neanche chi fosse l’assassino... Quando il lavoro procede bene, sono i personaggi che prendono il sopravvento e sembra quasi che agiscano autonomamente, facendo procedere la storia da sola. A quel punto sono loro che chiamano Chiara o me per la stesura del prossimo capitolo.
Comunque, in generale seguiamo questo metodo: uno fa la stesura di un capitolo e l’altro riguarda, aggiusta, migliora. 
Adesso ci chiederai se litighiamo? Mai sulla trama o su chi deve scrivere un capitolo; diciamo che, soprattutto all’inizio, a volte discutiamo sul carattere dei personaggi. Chiara magari ritiene che il signor X, in quella determinata situazione, reagirebbe in quella maniera, io invece non sono d’accordo. Poi, una volta che i personaggi si delineano, sono loro che decidono se una cosa la farebbero o no e, a quel punto, chiunque di noi scriva non fa altro che accogliere le direttive dei nostri dispotici protagonisti.
C: Sottoscrivo. Ha spiegato bene Fulvio il meccanismo per cui i personaggi a un certo punto prendono vita. C’è un momento in cui tutti dicono la loro, cosa vogliono fare o non fare. Una gran confusione. Poi, alcuni prendono in simpatia Fulvio, altri me, e si raccontano meglio: chi sono, il loro passato, le loro aspirazioni. E noi poveri scrittori dobbiamo cercare di farli coesistere nello stesso mondo.
L'editing a questo giro è stato appassionante o disperatissimo?
F: L’editing, proprio per il fatto di lavorare in due, è sempre piuttosto appassionante. È proprio questo il vantaggio di lavorare a quattro mani, perché sai che quello che scrivi sarà revisionato da un’altra persona che conosce la storia, l’ambiente, i personaggi e potrà, meglio di chiunque altro, segnalarti eventuali errori o criticità.
Poi, naturalmente, ci serviamo sempre di una persona esterna che edita i nostri lavori una volta che abbiamo rivisto tutto. Proprio in questa fase abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone brillanti e competenti che ci hanno dato consigli e suggerimenti per migliorare i nostri lavori.
C: Vero, un editing esterno è fondamentale. Abbiamo avuto suggerimenti brillanti che hanno permesso di arrivare a una stesura sicuramente migliore. Comunque, forse per il fatto che siamo in due, l’editing è proprio la parte divertente! Rileggendoci ad alta voce capita che ci facciamo delle grasse risate, soprattutto ai danni dei personaggi che tanto ci hanno tiranneggiato prima! 

Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo di Sylvie Freddi

17:09


La fantascienza incontra la critica sociale in un romanzo ambientato in un futuro post apocalittico su Marte.
La Terra è disabitata, l’esistenza dell’uomo è cambiata radicalmente ma le divisioni e i pregiudizi sono ancora presenti. In un mondo in cui non si è trovata una conciliazione con la diversità, si muove il protagonista Dylan, alla ricerca di una ragazza che potrebbe cambiare lo stato delle cose. Sylvie Freddi, già autrice di due racconti per l’esperimento narrativo Tifiamo Scaramouche del collettivo Wu Ming, narra la storia di Q502 con una prosa lucida e ricca di spunti scientifici. Il romanzo presenta una realtà distopica in cui la privazione della libertà è stata accettata, forse il peggior incubo dell’uomo contemporaneo, in cui esseri con il ruolo di lettori mentali possono entrare nella coscienza di ognuno e spiarne i ricordi e gli intenti.
Un mondo che mai dovrebbe esistere, raccontato attraverso il punto di vista di chi crede ancora che si può lottare per la libertà, per la memoria e per l’uguaglianza.

Titolo: Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo
Autore: Sylvie Freddi
Genere: Fantascienza
Casa Editrice: Stampa Alternativa
Collana: Eretica
Prezzo: 13 euro
Codice ISBN: 9788862226127
http://www.facebook.com/librofantascienzaQ502/

Sylvie Freddi in Q502 ci conduce in un futuro che tanto lontano forse non è: l’uomo ha dovuto adattarsi a una nuova realtà per sopravvivere, ha dovuto abbandonare la madre Terra ormai compromessa e le certezze che per secoli hanno guidato la sua esistenza. In questo nuovo assetto costruito su Marte, l’essere umano ha trasferito le paure ancestrali e i pregiudizi che ha sempre conservato nel suo cuore. Il diverso è ancora visto come estraneo, come qualcosa da combattere e non da accogliere e da cui imparare.
Nuove razze si sono affiancate all’uomo col progredire incessante della tecnologia, ma l’aumento di conoscenza e intelligenza non ha eliminato la chiusura mentale. C’è chi cerca di combattere creando un Comitato per la liberazione dei mutanti, c’è chi cerca di purificare il mondo da chi ha un DNA diverso dal proprio e c’è chi, come il protagonista Dylan, cerca di trovare un significato oltre il vano senso di libertà in cui vive. La tecnologia permea ogni aspetto dell’esistenza marziana: vi sono innesti che permettono di assumere identità diverse dalla propria, la musica non è un elemento esterno ma è inserita nel palmo della mano, e si diffonde nel corpo come il sangue, le comunicazioni avvengono tramite piccoli ologrammi da schiacciare una volta concluse. In questo mondo tecnologico che potrebbe conferire grandi libertà, si è osservati di continuo da grandi occhi volanti di orwelliana memoria. L’indipendenza è merce rara, non sono spiate solo le azioni, ma anche i pensieri. Chi vive nella città bassa non può andare in quella alta, se non con un permesso di lavoro. L’attualità presente sotto la maschera della fantascienza è percepita dal lettore, che
può dolorosamente constatare come gli emarginati sono purtroppo presenti in ogni storia, ma alla fine sono proprio quelli che soffrono a determinarne il corso. Una realtà in cui la mancanza di ossigeno -si vive con respiratori- si accompagna alla mancanza di memoria di un mondo che non c’è più.
La memoria, nel mondo di Q502, può essere alterata e nascosta. Dopo il Grande Esodo, il ricordo e le testimonianze del Mondo Originario sono considerati illegali. Senza memoria si può dominare, e i potenti che guidano le sorti del popolo lo sanno. Dylan combatterà affinché l’essere umano non dimentichi chi è, né da dove viene. Sylvie Freddi offre al lettore un viaggio in un futuro possibile e credibile, dando prova della grande attenzione che riserva alle dinamiche che intercorrono tra l’uomo e la Storia. Una capacità già dimostrata nella stesura dei due racconti, ambientati nel ‘700, facenti parte dell’esperimento narrativo Tifiamo
Scaramouche del collettivo Wu Ming.
“[…] Paula prese in braccio la piccola Q502. Era leggerissima. Le sfilò la tuta e l’adagiò nuda sul tavolo del laboratorio. La guardò con meraviglia, era così piccola e veniva da così lontano. A contatto con il freddo della superficie metallica, la Q502 aprì gli occhi, erano del colore della sabbia di Marte”.


 TRAMA. Nella città di Agra, su Marte, il detective Dylan viene incaricato da una donna Qinab, appartenente a una potente casta di mutanti scienziate, di ritrovare Q502, una ragazza scomparsa neonata venticinque anni prima. Per cercare di avere informazioni, Dylan, aiutato dal suo tutore Kofta, cultore della memoria e del passato, compra l’identità di un tecnico e va a lavorare su una raccoglitrice di meteoroidi su Phobos (una delle due lune di Marte) di proprietà dell’avido Consigliere Darkon, che probabilmente ha rapito Q502. Dopo un’estenuante corsa nel deserto, inseguito dai Regolatori, e dopo essere stato salvato da due mutanti, Dylan giunge a Dharavi, la città/discarica. Qui
trova Hana, la ragazza Q502, impazzita per le torture subite durante la sua prigionia su Phobos. È solo l’inizio dell’avventura dei due ragazzi, uniti da un segreto e da un tatuaggio di una luna rivolta a oriente con tre puntini, che
potrebbe cambiare per sempre le sorti del mondo a cui appartengono.

 BIOGRAFIA. Sylvie Freddi, romana d’origine e torinese d’adozione, ha pubblicato il suo primo lavoro Caffè Paszkwosky nel 2016 per Stampa Alternativa, una intensa raccolta di venti racconti noir. Del 2018 è il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, edito ancora una volta da Stampa Alternativa, nella collana Eretica.

http://www.facebook.com/librofantascienzaQ502/


Intervista alla scrittrice romana Silvia Brindisi

20:30
Credito foto Massimilano Rocchi
Trucco Francesca Caddeu
Ama profondamente sia la letteratura sia il cinema la giovane scrittrice
romana Silvia Brindisi.

Il suo ultimo libro, particolarmente intenso ed
emozionante, si intitola "Chi parla poco ha gli occhi che fanno rumore"
Silvia, da cosa nasce in particolare il titolo “Chi pala poco ha gli occhi
che fanno rumore”?
Il titolo del mio libro nasce per esaltare la comunicazione non verbale,
ovvero in questo caso quella degli occhi che a volte parlano più delle
parole. Ho scelto un titolo chiaro ed emozionante che potesse arrivare e
riguardare tutti.

Pensi che si possa fare una trasposizione cinematografica di questo
libro?
Mi piacerebbe molto trarre un film dal mio libro ma non è facile.
Sicuramente sarebbe un altro bel sogno che diventa realtà.

Che rapporto trovi tra la letteratura e il cinema?
Il rapporto tra letteratura e cinema non sempre è molto esaltato o unito,
infatti per me dovrebbero esserci più spazi per questi due forme d ' arte
molto diverse ma anche complementari.

Qual è secondo te il miglior film tratto da un libro che hai visto?
Mi sono piaciuti diversi film tratti da alcuni libri, tra cui "Il miglio
verde", "Il codice da Vinci ", "Hurricane" e " Il cammino di Santiago".

IN TUTTE LE LIBRERIE! LA SIRENETTA

18:39
IN TUTTE LE LIBRERIE!
LA SIRENETTA - riscritta e illustrata da Michelangelo Rossato Illustratore, ARKA Edizioni
"La celebre fiaba di Hans Christian Andersen splendidamente illustrata e raccontata da Michelangelo Rossato in occasione dei 180 anni dalla prima pubblicazione. Scritta da Andersen dopo un amore sofferto e pubblicata per la prima volta nel 1837, "La sirenetta" è tra le più belle storie d'amore mai scritte. Una fiaba che fa riflettere su come, per raggiungere la felicità, sia necessario aspirare ad emozioni alte, e non lasciarsi prendere dall'odio e dalla paura. Questa nuova versione, pur rimanendo fedele all’originale, fa emergere l’estremo coraggio, nobiltà e determinazione della protagonista, non solo romantica e malinconica. 
La sirenetta è pronta a lasciare il suo Mondo-sotto-il-mare pur di raggiungere il principe di cui è innamorata. Vuol vivere insieme a lui nel Mondo-sopra-il-mare e avere anche lei un'anima immortale. Accetta quindi di affrontare una dolorosa trasformazione e di sciogliersi se il suo amore non verrà corrisposto. Ma il suo amore non si scioglierà come schiuma..."



 
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